Ciò che è stato e ciò che sarà

18 febbraio 2019.

Cinque anni fa Giovanni Ruvolo propose la sua candidatura affermando che sarebbe stata a tempo. In questo ultimo scorcio di quinquennio da sindaco è sembrato che volesse ripensarci. Probabilmente si è trattato di un’operazione strumentale per tenere ancora salda ciò che restava dell’iniziale “Alleanza per la città”. In ogni caso si chiude una stagione e si chiude con un’occasione lungamente costruita e dolorosamente persa.
L’onda di entusiasmo che trainò la candidatura proveniva da ambienti eterogenei, ma via via quest’onda si è attutita. Perché? Era il progetto ad essere inadeguato o chi lo avrebbe dovuto incarnare e garantire? In altre circostanze ci siamo già espressi su questa domanda, ma in questo momento non ci sembra più utile guardare all’indietro anche se la valutazione oggettiva e spassionata di quel percorso, per chi lo affrontò in maniera diretta o indiretta, è importante per coglierne le potenzialità e le criticità. Evidentemente Giovanni Ruvolo ha fatto le sue valutazioni ed ha considerato non più spendibile la sua persona.
Probabilmente chi sta fuori dal Palazzo non coglie il logorio continuo del ruolo e spesso non ha contezza delle difficoltà che ciascun sindaco raccoglie dalle storie amministrative precedenti. Ma chiunque sarà il futuro ottantaduesimo sindaco di Caltanissetta, dovrà cercare – a nostro avviso – di avvicinarsi al sentimento di profonda preoccupazione di tutti, dei giovani, dei commercianti, dei pensionati, degli agricoltori, cercando di riportare una realistica fiducia nelle nostre possibilità di essere una comunità virtuosa, che all’occorrenza sa camminare proficuamente nella stessa direzione, senza avere nulla a pretendere se non il bene comune e spogliandosi di pregiudizi e conflitti che sinora ci hanno danneggiati.
Come affermò Luigi Sturzo «È primo canone dell’arte politica essere franco e fuggire dall’infingimento; promettere poco e mantenere quel che si è promesso», ma da cittadini ed elettori sappiamo che a tutti i livelli di governo sovente accade l’esatto opposto e scontiamo la distanza tra le aspettative e le realizzazioni concrete, collezionando speranze e fallimenti, quasi nella stessa misura.
Ancora una volta, come movimento civico, moderato e fondato sui valori della centralità dell’individuo e sul valore dell’intelligenza collettiva, ci auguriamo che sia arrivato un momento di maturità: la città ha già pagato troppe occasioni perse, mentre altri territori venivano maggiormente difesi e irrobustiti. Il primo tassello sta in un modello di cittadinanza attiva che consenta di essere presenti, non occasionalmente e per spot elettorali, nel tessuto cittadino, offrendo proposte di qualità e un dibattito sereno. Il secondo tassello va costruito insieme a quante più forze possibili possano fornire competenze, idee e valori. Ma ormai abbiamo sperimentato che non potrà esistere una buona politica senza una salda e presente comunità.